Convegno della Confederazione Concilium Maximum sul sociale

servizio a cura di: DOBERMAN 

R o m a, 25 novembre 2017  - Nella splendida cornice dei saloni del ristorante

Cecilia Metella in Roma,  si è svolto il Convegno organizzato dalla Confederazione Concilium Maximum su un tema molto sentito: “Immigrazione, Jus soli, Multiculturalismo”, cui hanno partecipato i Pot.mi Gran Maestri e Sovrani delle Obbedienze aderenti accompagnati da un folto numero di fratelli provenienti da tutta Italia, e da un nutrito gruppo di profani.

Prima di iniziare il Convegno vero e proprio, i Pot.mi Sovrani e Gran Maestri hanno svolto alcune pratiche burocratiche eleggendo il nuovo segretario ed una tesoriera e, su proposta avanzata dal Presidente, dal gennaio 2018, ogni Obbedienza italiana ed estera, sarà tenuta a versare una quota annuale  di 50,00€ (cinquanta) quale contributo di appartenenza.

Tra i relatori intervenuti al Convegno, spicca il prof. Alessandro Meluzzi (che è intervenuto via skype), i giornalisti dott. Antonio Parisi, il consigliere dell’Ordine dei giornalisti dell’Abruzzo, dott. Daniele Imperiale, lo scrittore  dott. Leo Zagami e il dott. Pasquale A. Di Todaro Presidente della Confederazione, quale moderatore.

L’intervento via skype di Sua Beatitudine Alessandro Primo  Primate della Chiesa Ortodossa Autocefala, al secolo prof. Alessandro Meluzzi, si è soffermato in particolare sull’islamizzazione dell’Italia e dello “Jus Soli” affermando che: “Anche la maggioranza degli italiani, preoccupata per l’islamizzazione del Paese, dovrebbe iniziare ad organizzarsi. E deve farlo prima che sia troppo tardi. Ho visto il destino dei miei fratelli assiro-caldei e quello che è capitato in Egitto, Iraq e Siria, dove i cristiani sono una minoranza. Solo Bergoglio pensa di risolvere la questione in questi Paesi, dove c’è stato un vero e proprio genocidio di cristiani, a tarallucci e vino, bevanda che i musulmani, tra l’altro, non gradiscono nemmeno. Senza ulteriori flussi migratori, cosa di per sé inverosimile considerati i continui sbarchi, nel 2040 l’Italia avrà tra i 18 ed i 20 milioni di musulmani. Pensa che, allora, sarebbe ancora possibile esporre il prosciutto in salumeria? Già ci hanno tolto il presepe, il crocifisso e la mortadella alla mensa dell’asilo”. E Sullo “Jus Soli” è stato molto esplicito: “Non possiamo accettare chi cerca di guadagnare dallo Ius Soli 800mila elettori più i vari ricongiungimenti familiari. Una legge esiste già, e non discrimina affatto il bambino nato in Italia o meno. E’ un falso problema creato ad arte”.

Altro interessante intervento sull’argomento dello “Jus Soli” è stato quello del Vescovo Cosma (al secolo dott. Antonio Parisi) – Eparca della Puglia, Acirenza e delle Terre di Lucania, che si è soffermato su ciò che la legge prevede: “Nel merito, va detto a chiare lettere che la disciplina della cittadinanza non è una legge qualunque, perché l’essere cittadino non è un fatto formale, burocratico, come si sente dire, ma il riconoscimento dell’appartenenza ad un contesto culturale, il che vuol dire a valori, in primo luogo a quelli indicati nella Costituzione: principi fondamentali, nei rapporti civili, economici e politici che fanno dell’Italia un Paese nel quale lo Stato “riconosce e garantisce i diritti inviolabili, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” (art. 2), per cui tutti i cittadini “hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge” (art. 3), assicura la libertà dei culti (art. 8), la libertà personale (art. 13), del domicilio (art. 14), della corrispondenza (art. 16), di riunione (art. 17), di associazione (art. 18), di manifestazione del pensiero (art. 21) e via dicendo. Diritti, ma anche doveri, di cui uno “sacro”, come “la difesa della Patria” (art. 52), la fedeltà alla Costituzione e alle leggi (art. 54). Una somma di “regole della democrazia e della convivenza”, che identificano la storia e l’essere di un popolo che, pertanto, è tale e si qualifica come italiano. E se è naturale che il figlio di cittadini sia egli stesso cittadino ovunque nasca, chi non si trova in questa condizione, se desidera diventare cittadino italiano, deve chiederlo e dare dimostrazione di possedere i requisiti previsti dalla legge. La cittadinanza, in sostanza, consegue all’accertamento di una condizione che è innanzitutto morale, che presuppone la condivisione di valori civili e spirituali, quelli che individuano l’identità di un popolo come si è formata nella sua storia lungo i secoli, le sue tradizioni. Questo significa la Patria Italiana”. Sta in questo la differenza tra le forze in campo, tra chi ritiene la cittadinanza un dato formale eppure parla di diritti e di civiltà e chi sostiene, invece, che la cittadinanza è un privilegio, come nell’antica Roma, dove poter dire civis romanus sum riempiva di orgoglio ed attestava la condivisione di un’appartenenza ad un ordinamento e ad una storia. I romani che avevano “nel loro archetipo l’idea dell’unità nella diversità”, hanno praticato grande apertura sociale ed integrazione nella quale la concessione della cittadinanza “sta nel fatto di arricchire la comunità di persone degne di farne parte”. In coerenza con questi principi, laddove la concessione della cittadinanza riguardasse gruppi di stranieri “doveva fondarsi sul consenso dei cittadini”, in assenza di un diritto soggettivo dei singoli alla cittadinanza. Cittadinanza concepita “nell’interesse di Roma”, per cui si procede all’espulsione dello straniero ed alla revoca della cittadinanza a chi avesse dimostrato di non meritarla”.

Intervento favorevole, invece, è stato quello del dott. Daniele Imperiale che ha sottolineato che il provvedimento è attualmente bloccato in Parlamento e se ne ignora la sorte.  Ha riferito, inoltre, qual’è il pensiero della Chiesa sull’argomento riferendo le parole pronunciate dal cardinale  Gualtiero Bassetti,  il presule di Perugia:  Questo processo – ha rilevato Bassetti – “va affrontato con grande carità e con altrettanta grande responsabilità salvaguardando i diritti di chi arriva e i diritti di chi accoglie e porge la mano”.

Il dott. Imperiale ha terminato il suo intervento dichiarandosi a favore  ”di un  riconoscimento di una nuova cittadinanza, che favorisca la promozione della persona umana e la partecipazione alla vita pubblica di quegli uomini e donne che sono nati in Italia, che parlano la nostra lingua e assumono la nostra memoria storica, con i valori che porta con sé”.

Con l’intervento di alcuni professionisti, avvocati, medici, agronomi, imprenditori presenti che hanno, a loro volta, dichiarato il proprio dissenso o assenso sull’argomento, il Convegno si è formalmente chiuso e la serata è proseguita in allegria con un’agape bianca dove il Presidente del Concilium, Pasquale A. Di Todaro,  nel ringraziare tutti i presenti, ha consegnato ai relatori ed alle autorità massoniche presenti, un attestato di partecipazione.

Alla prossima!

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